Lesene

Premessa

Lo studio delle modalità di trattamento decorativo della parte bassa delle pareti [zoccolo] del duomo di Monreale si concentra, per l’importanza delle opere che vi insistono, sul rilievo e la riproduzione delle 466 fasce verticali, in opus sectile a motivi geometrici, frapposte, ad intervalli regolari, alla lastratura marmorea delle pareti. La struttura figurativa di ogni fascia risultadall’aggregazione multipla di dispositivi standard, a motivi geometrici. Il numero di soluzioni elaborate dalle maestranze che vi hanno operato è straordinariamente elevato.

Il nostro studio consiste nella riproduzione digitale di tutte le soluzioni figurative della basilica di Monreale. La sua particolarità sta nell'uso dello strumento digitale e nell'avere concepito la riproduzione come autonomo rifacimento di ogni soluzione figurativa. Abbiamo, pertanto, ripercorso, ma a ritroso, le fasi elaborative di chi ha redatto la primitiva stesura del dispositivo, risalendo dal già fatto al suo stadio di gestazione formale. In questo percorso, la tappa evidentemente più importante e impegnativa, spesso anche inafferrabile, è consistita nella ricerca ed individuazione delle regole geometriche sottese alla struttura dell’impianto compositivo. Scoprirle è stato il traguardo più ambizioso e la premessa della fase operativa di restituzione digitale della soluzione. Quando si è giunti a questo punto:

  1. si dispone di tutte le variabili configurative necessarie alla riproduzione di una parte dell'opera, o dell’intera sua compagine, o del complesso che insiste sull’intero circuito murario ad incrostazione marmorea;
  2. si è nelle condizioni di determinare, di ciascuna unità, non solo la collocazione spaziale, la quota d’imposta e quella sommitale, ma, entrando nell’intima struttura del testo figurativo della lesena, il dispositivo modulare, l’incipit e l’explicit, e, andando oltre, la forma e il colore, la grandezza e la molteplicità d’impiego delle singole formelle che la compongono.

Dunque, un lavoro umile e metodico nel campo di quella che consideriamo la geometria di Dio.

Lesene

Nel gergo dei maestri mosaicisti locali si chiamano lesene le fasce musive, in opus sectile a motivi geometrici, intercalate alla lastratura marmorea delle pareti della Basilica.

Per il numero e la varietà di soluzioni figurative proposte, esse costituiscono la più interessante applicazione dell’opus sectile a motivi geometrici del duomo di Monreale, e la seconda, dopo quella pavimentale del Grande Presbiterio [mq 975,39], per estensione di superficie musiva prodotta [mq 300,65 ca].

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Figura. Nel sistema di catalogazione delle lesene, i termini ciclo, sottociclo, sequenza e sottosequenza, sono usati per indicare aggregati di grandezza progressivamente decrescente, costituiti sulla base del criterio locativo, ossia dell’appartenenza delle unità considerate ad uno specifico ambito spaziale o a parte di esso.

Lungo il circuito murario della Basilica, le lesene si susseguono descrivendo un anello esterno e due anelli interni: quello esterno è formato dalle sequenze poste sui muri perimetrali; quelli interni, dalle sequenze decorrenti su ciascuna delle due grandi compagini strutturali, che delimitano, longitudinalmente, lo spazio del Coro.

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Figura. A sinistra: circuito esterno; a destra: circuiti interni.

Il sistema d'identificazione delle lesene – adempimento tanto più indispensabile se si considera l’elevato numero di unità realizzate [494, comprese le lesene barocche] – si basa sull’attribuzione, a ciascuna lesena, di una sigla numerico-letterale, che ne indica, rispettivamente:
-    il posto nel conteggio progressivo decorrente dal vano d’ingresso,
-    la collocazione sul lato destro [D] o sinistro [S] dell’edificio.

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Figura. Esempi dal complesso delle lesene del Coro.

L’inserimento delle lesene sulle pareti della Basilica interessa tutti gli ambiti spaziali, nessuno escluso: non vi è tratto che ne sia rimasto esente o che abbia ricevuto un trattamento decorativo di tipo diverso. Anche i rimaneggiamenti barocchi delle absidìole della Protesi [Campata di S. Paolo] e del Diaconico [Campata di S. Pietro], pur avendo sensibilmente modificato il primitivo aspetto architettonico di quelle cappelle, ne hanno mantenuto inalterato lo schema decorativo delle pareti, frapponendo alla lastratura marmorea le strette fasce verticali, in commesso di pietre dure anziché in mosaico, con figurazioni di alti steli vegetali a grandi foglie, emergenti dalla bocca di vasi posti al piede delle lesene.


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Figura. Segmento di parete della navata laterale sinistra.

In rapporto alla larghezza della parete, la posizione di una lesena può essere intermedia o laterale. Nel caso di piegature ad angolo concavo dei piani murari, la posizione all'estremità esatta determina la totale compenetrazione delle cornici esterne delle lesene.

Le lesene poste in corrispondenza di strette riseghe [fornici di collegamento] hanno larghezza uguale a quella delle strisce di parete su cui insistono [lesene-parete]: ai tratti più larghi corrispondono quelle che abbiamo definito macrolesene [fasce musive di circa 30 cm], a quelli più stretti, le microlesene [fasce musive di larghezza variabile tra i 4 ai 10 cm].


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Sotto l’aspetto delle modalità di redazione dei testi figurativi, la maggior parte delle soluzioni risulta dall’applicazione di due distinti - ma complementari - codici di scrittura, che abbiamo convenzionalmente indicato con i termini codice A e codice B. Il ricorso ad uno o ad entrambi determina la prima e più elementare classificazione dei testi figurativi in soluzioni monocodice e soluzioni bicodice. [Un approfondimento nella Sezione Tipologie.]

Il codice B [detto anche codice lineare] è certamente quello cui compete la resa delle più raffinate e originali soluzioni figurative. Si compone di listelli retti, di colore bianco nella maggior parte dei casi, uniti in tracciati angolati che, muovendosi nello spazio compositivo e intrecciandosi l’un l’altro, generano trame di configurazione più o meno complessa.

[inserire figura]

Il codice A si compone di formelle geometricamente regolari, che, accostandosi perfettamente l'un l'altra ed estendendosi in ogni direzione del piano, lo ricoprono d'una tassellatura compatta e senza lacune.

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Sotto il profilo puramente visivo, compete al codice A la resa degli aspetti cromatici del testo, la modulazione e il trattamento dell’incidenza luminosa, la sua conversione in bagliori dorati per effetto di sottilissime e minuscole lamine d’oro.

BAGLIORI-DORATI

Figura. Al diffondersi dell'oscurità, in circostanze funzionali che possiamo immaginare essere state un tempo tutt'altro che insolite, si attenua il contributo della componente cromatica e le lamine d'oro si accendono ed emettono fluttuanti bagliori. E' una condizione percettiva desueta e pressoché inimmaginabile.

Se il ricorso contestuale ai due codici A e B rende più interessante e raffinata la struttura iconografica delle composizioni, ne determina, tuttavia, sottili problemi d’interferenza, con effetti di deformazione dei settori intermodulari - quelli posti al confine tra un modulo e l'altro - del testo figurativo. L’entità di tali effetti – sfuggenti alla pura osservazione, ma rilevabili in fase di studio del dispositivo - dipende direttamente dal dimensionamento della larghezza degli elementi della listellatura [parametro “s”] e varia al mutare – teoricamente illimitato - dei valori di larghezza ad essa attribuiti.

 

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Risulta, dunque, evidente come l’impegno maggiore di chi voglia ripercorrere le fasi elaborative di un modello si concentri sulla ricerca del valore del parametro “s”, idoneo a soddisfare le particolari esigenze figurative, reali o presunte, di un determinato impianto iconografico.

A dare alla ricerca un indirizzo che superi la condizione di stallo per effetto dell’infinita variabilità di “s” [un esempio è fornito dal trittico in versione bicromatica del motivo “F” del fregio della Palatina], è di fondamentale importanza la considerazione di ciò che chiamiamo frase condizionale.

La frase condizionale è un dettaglio o un brano figurativo di senso compiuto [ad esempio l’inserimento della stella a sei punte negli spazi ascellari degli schemi bitriangolari di tipo A], che si suppone – e in tale supposizione consiste la condizione di convenzionalità delle riproduzioni! - esplicitamente e incondizionatamente voluto dall’autore, e la cui esatta formulazione iconografica introduce nel dispositivo imprescindibili vincoli operativi. Nel caso dell’esempio della Palatina [motivo “F” del fregio], la frase condizionale è individuabile nella quadratura delle formelle in porfido incastonate al centro della composizione [elementi contrassegnati dai numeri 1 2 3 4]; nel caso delle soluzioni biquadratiche [sigillo di Salomone] delle Sequenze Esterne delle paretine sott’organo, è ancora la quadratura dei settori intermodulari, resi col motivo a clessidra, a fornire la frase condizionale della composizione.

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Per chi, come noi, vuol procedere, retrospettivamente, alla ricostruzione grafica di un modello, si tratterà, quindi, di identificare il brano del testo che possa avere assunto, nella considerazione dell’autore, la funzione di frase condizionale, coglierne le proprietà figurative ed esprimerle in forma di relazioni matematiche, graficamente risolubili [se non si voglia rinnovare la condizione d'indeterminatezza], per il cui tramite superare la primitiva indeterminatezza del parametro “s”.

L’identificazione della frase condizionale - non sempre univoca, non sempre d’immediato reperimento, spesso opinabile – costituisce, pertanto, il primo passo sulla via della ricerca del modello, e giustifica, in tutto o in parte, i valori dimensionali secondo cui si è proceduto alla sua riconfigurazione.

Un modello ricostruito sulla base e il vincolo della frase condizionale, e che mostra una completa coincidenza delle sue strutture figurative con lo schema del tracciato geometrico associato alla corrispondente tipologia, è ciò che definiamo Soluzione Sublime. Pervenire alla sua determinazione è la massima aspirazione di successo della ricerca.  Una soluzione sublime, massimizzando il requisito di perfezione formale tra tutte le possibili determinazioni applicative del modello, costituisce la modalità espressiva, che competerebbe al pensiero divino della geometria, se tale pensiero potesse esprimersi in termini di pura e assoluta razionalità. La geometria di Dio, appunto!

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