Mosaici

Sommario: [spazio in attesa d'utilizzazione]

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[Aggiornamento maggio 2015. File: LESENE CIRCUITO ESTERNO - Layer: LESENA 004.D SUBLIME]

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[Aggiornamento maggio 2015. File: LESENE CIRCUITO ESTERNO - Layer: LESENA 004.D SUBLIME 2] 

 

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[Aggiornamento maggio 2015. File: LESENE CIRCUITO ESTERNO - Layer: LESENA 017.S]

L’espressione “mosaico in opus sectile” definisce una tecnica basata sull’impiego di elementi minuti, di varie forme geometriche - triangoli, quadrati, rettangoli, rombi etc. -, perfettamente tagliati e riuniti in composizioni compatte e senza interstizi.

 

Veduta-verso-abside

Figura. Monreale, Duomo. Veduta dell'interno in direzione dell'abside del Pantocràtore. La luce del mattino, penetrando nello spazio liturgico da oriente, si propaga in una suggestiva apparenza di divina irradiazione. [Foto G. Oddo - agosto 2011]

Entrando nella Basilica di Monreale, si è immediatamente colpiti dall'estensione e dagli effetti di luce e di colore del manto musivo, che ricopre la parte alta delle pareti e delle strutture murarie, con immagini sulla storia del mondo, dalla sua creazione all'avvento e al diffondersi del messaggio evangelico di redenzione. Lo sguardo si perde nella contemplazione ed esita a volgersi altrove. Ma quando ciò accade, quando si riesce a fissare lo sguardo altrove, si scopre un diverso repertorio di immagini e un'opportunità di esperienza estetica, più sottile e ragionata, meno vistosa e coinvolgente della prima: è il repertorio delle composizioni in opus sectile a motivi geometrici. Su questo genere di opere vertono i nostri studi e, quindi, ciò che di essi presentiamo nelle pagine di questo sito. [Aggiornamento 7 maggio 2015]

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Figura. Monreale, Duomo. Campata di San Pietro [Diaconico], Ingresso alla Sagrestia. Piani pavimentali, gradini, zoccolo parietale, portali e arredi marmorei sono guarniti da inserti musivi a motivi geometrici in opus sectile. [Aggiornamento 18 agosto 2011]

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Figura. Monreale, Duomo. Campata di S. Pietro, Settore 37. Riproduzione del Modulo Centrale. Ai vertici del modulo, messi in risalto dall'uso di dischi di porfido [o, più raramente, di serpentino], gli snodi angolari di articolazione ai moduli contigui [particolare più sotto]. Anche lateralmente i moduli hanno dispositivi di raccordo, che collegano i moduli a due a due.  [Aggiornamento 16 giugno 2011] 

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Figura. Monreale, Duomo. Campata di S. Paolo, Settore Pavimentale 22. Snodi angolari di raccordo. I brani costituiscono esempi di ciò che definiamo snodo di collegamento o connessione dei moduli. La struttura iconografica del pavimento [schema in Sezione Campata di S. Pietro] si compone di moduli quadrati, collegati lungo i lati e ai vertici. Uno snodo di collegamento angolare funziona da cardine di articolazione dei quattro moduli contigui; uno snodo laterale di collegamento, da dispositivo di articolazione di due moduli cartesianamente contigui. [Aggiornamento 16 giugno 2011]

Definizione, ambiti d'applicazione e lessico

L’espressione “mosaico in opus sectile” definisce una tecnica basata sull’impiego di elementi minuti, di varie forme geometriche - triangoli, quadrati, rettangoli, rombi etc. -, perfettamente tagliati e riuniti in composizioni teoricamente compatte, dagli accostamenti senza interstizi. Nella Basilica di Monreale, il suo ambito d’applicazione si estende all’esecuzione di opere pavimentali, parietali, di inserti in membrature architettoniche ed arredi marmorei fissi, ed interessa, esclusivamente, la decorazione dello spazio compreso tra il piano del pavimento e la fascia del fregio “a palmizi” o "a bambole arabe", in corrispondenza della quale si attua il trapasso al superiore e più noto registro decorativo delle rappresentazioni figurative ispirate al Vecchio e Nuovo Testamento.

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Figura. Palermo, Cappella Palatina. Dispositivo dello zoccolo parietale ad incrostazione marmorea e mosaico, Modulo a grandi dischi di porfido [navata laterale destra]. Il dispositivo di rivestimento della parete consiste di moduli differenti, ma in regolare alternanza, caratterizzati, rispettivamente, dall'uso di grandi dischi di porfido al centro della specchiatura, o dall'inserimento di una minuscola rosetta a spicchi di mosaico, o, infine, da una tavola rettangolare di porfido estesa quanto tutta la specchiatura. [Aggiornamento 16 giugno 2011]

[Inserire un tratto della parete sott'organo dell'ala sinistra del presbiterio, comprensiva di mensole, come esempio di decorazione a parete]

 

Pavimento

Sotto il profilo delle modalità di esecuzione, ciascun piano pavimentale del Grande Presbiterio è stato preventivamente suddiviso in una pluralità di settori, di forma rettangolare e di ampiezza variabile, contenenti composizioni a motivi rigorosamente geometrici, in mosaico e strisce marmoree. Considerata la somiglianza di tali insiemi con vere e proprie stesure di autentici tappeti annodati, si è convenuto di usare lo stesso termine di "tappeto pavimentale" per indicare ciascuno degli scomparti che caratterizza il pavimento.

Un tappeto pavimentale in mosaico si compone di lastre marmoree di circa 8 cm di larghezza, collegate in tracciati segmentati, e di campi musivi ad estensione mono- o bidimensionale. Le fasce marmoree, oltre a determinare lo schema iconografico del tappeto, assumono la funzione di ossatura strutturale del pavimento, idonea a garantire la perfetta planarità della superficie e la sua resistenza alle sollecitazioni di pressione e trascinamento.

 

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AA.SUBLIME.34-37

Figura. Monreale, Duomo. Campata di S. Pietro, Settori 36 e 37. Classificazione delle aree musive per tipologia formale. [Aggiornamento 16 giugno 2011]

 

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Figura. Monreale, Duomo. Fornice longitudinale di accesso alla Campata di S. Pietro, Settore 36, Modulo 3. La numerazione dei moduli decorre, in tutti i casi, da sinistra a destra e dal basso in alto, nel senso di percorrenza [da ovest ad est] della Basilica. [Aggiornamento 16 giugno 2011]

 

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Figura. Monreale, Duomo. Settore 36, nuclei moduli 1 e 2. [Aggiornamento settembre 2010]

 

Nel Duomo di Monreale la sezione inferiore dello zoccolo parietale ad incrostazione marmorea è separata dalla sezione intermedia da una fascia orizzontale di nudo marmo, di larghezza prossima a quella delle sovrastanti lesene. Nel piano della Tribuna Maggiore, per un'esigenza di maggior fasto decorativo, la fascia è guarnita d'inserti esagonali, a motivi geometrici, che si susseguono a intervalli regolari. La caratteristica di tali esagoni è data dalla curvatura centripeta dei lati.

I moduli di parete delle figure precedenti mostrano il diverso stile di trattamento della membratura orizzontale nelle versioni della Palatina e di Monreale. La sobrietà della soluzione monrealese si apprezza nel rapporto alla dimensione degli spazi: al sensibile incremento volumetrico corrisponde un'esigenza di generale alleggerimento del contenuto decorativo. Alla base dell'incrostazione, l'attenuazione visiva dell'elemento orizzontale enfatizza lo slancio verso l'alto e determina il senso del progressivo intensificarsi dell'apparato decorativo.

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Figura. Monreale, Duomo. Piano della Tribuna Maggiore, Sezione inferiore dello zoccolo parietale ad incrostazione marmorea. Inserti musivi ad esagoni inflessi.[Aggiornamento ottobre 2010]

Scrive l'abate Domenico Benedetto Gravina [Il duomo di Monreale, Palermo, 1859-1869, pag. 79]: «Oltre al mosaico lavorato con pietre, e paste di vetro tagliate all’ingrosso, e fermate con calce sul muro, di cui i disegni esattissimi ne abbiamo riportati nelle tavole 10 A, e 10 B; altro genere ve ne ha, riportato parimenti da noi nelle tavole 11 A, ed 11 B. Tale genere, essendo destinato a formare dei disegni geometrici, composti da linee rette, e da triangoli e quadrati, e rombi ecc., i quali devono esattamente combaciare fra loro, non può essere trattato all’ingrosso, ma i pezzi hanno bisogno essere ridotti con la ruota alla esattezza degli angoli richiesti. È per questo che noi gli abbiamo detti mosaici ruotati. Grandissimo uso di tale specie di mosaico fecero i Bizantini, e tutte le chiese del medio evo ne sono soprabbondanti, e negli altari, e nei cibori, e nelle cattedre, e nei muretti liturgici, e negli amboni, ed in generale in tutti gli oggetti di marmo, che decorano la parte inferiore de’ tempî, e spesso ancora i luoghi annessi agli stessi, siccome i portici, le sagrestie, ed i chiostri. Il nostro tempio n’ebbe grandissima copia. Però è da notarsi, che la più parte di quei, che oggi esistono, siano stati fatti dopo l’incendio del 1811. Di anteriori ve ne hanno assai pochi, e forse nessun pezzo rimonta all’epoca normanna.»

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Figura. Monreale, Duomo. Settore pavimentale n. 7, restauri. L'osservazione dell'immagine consente di farsi un'idea sia dei criteri esecutivi originari sia delle modalità e della strumentazione operativa dell'intervento di restauro.

 

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Figura. L'esploso del modulo figurativo mette in risalto la forma dei singoli elementi [crustae] che lo compongono. Si tratta di triangoli, quadrati, losanghe e rombi. La numerazione delle crustae , oltre a identificare i punti di collocazione [posizioni] di ciascun elemento nella mappa di assemblaggio della tipologia, consente di affrontare aspetti analitici, come, ad esempio, il calcolo della densità degli elementi per unità di superficie e, quindi, l'indice di frazionamento del testo. [Aggiornamento 22 giugno 2011]

 

Koiné, tradizione e tipologia dei motivi figurativi

Tipologie figurative mono- e biparametriche

Il disegno di una qualunque tipologia figurativa richiede la preliminare determinazione di uno o due parametri dimensionali. Nella maggior parte dei casi, in relazione alle tipologie figurative cosiddette monoparametriche, tale esigenza si riduce alla ricerca di un unico valore, determinato il quale il disegno della tipologia procede automaticamente fino alla sua completa configurazione. In altri casi, nelle tipologie figurative cosiddette biparametriche, la struttura figurativa del modello richiede la determinazione di un secondo parametro, da cui dipende quel particolare aspetto della struttura figurativa che definiamo corporaturadi edizione della tipologia. La soggettività di tale determinazione implica il coinvolgimento del senso estetico dell'autore, che condiziona, pertanto, la resa figurativa del testo. 

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Figura. Esempi di tipologie bi-parametriche, declinate in diverse soluzioni di corporatura: da sinistra a destra, si inverte progressivamente la scala di grandezza delle membrature del testo, riducendosi per talune, dilatandosi per altre. [Aggiornamento settembre 2010]

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Figura. Esempi di tipologie mono-parametriche. [Aggiornamento settembre 2010]

 

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Figura. Applicazioni della tipologia ottagonale.

Osservando i disegni della figura superiore, ma, in particolare, quelli del Repertorio dei Motivi Figurativi, di cui, a titolo di esempio, se ne mostra in basso una pagina [altre immagini, nella sezione Disegni, sottosezione Rilievi figurativi], si può facilmente cogliere la derivazione di molti di essi dall'elaborazione di figure geometriche elementari, come il quadrato o l'ottagono, o dall'interazione - accostamento o combinazione - di una figura con un'altra.

Nella definizione del soggetto, la figura iniziale, l'incipit del percorso generativo dell'immagine, viene, dunque, progressivamente scomposta, secondo modalità procedurali di rigorosa aderenza agli elementi della struttura geometrica di base.

Una struttura geometrica di base è costituita dal complesso delle diagonali, delle mediane, da segmenti connettori di punti medi qualsiasi, dai tracciati di messa in risalto delle angolazioni canoniche e da quant'altro possa essere schematicamente associabile alla figura di riferimento e possa essere sfruttabile come supporto dell'elaborazione grafica [nell'Home Page, un esempio di struttura geometrica di base, sovrapposta alla compagine modulare della lesena 38/S].

Le opportunità di suddivisione del quadrato e dell'ottagono sono piuttosto elevate, e ciò consente di ottenere una gamma estesa di motivi figurativamente differenziati, utilizzati sia in combinazione sia in alternativa. 

Sintassi morfologica e sintassi aggregativa mono- e pluriassiale

L'aspetto geometrico del testo figurativo è una proprietà che riguarda tanto la composizione del testo figurativo nella sua globalità, quanto la forma dei singoli elementi che lo costituiscono. La natura geometrica del codice riaffiora, dunque, ad ogni livello di elaborazione del testo, dal livello primitivo di definizione morfologica delle singole parole, a quello, più evoluto ed articolato, della frase e del periodo, a quello, infine, del testo nella sua integrale e definitiva complessità di formulazione.

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Figura. Applicazione della tipologia ottagonale in aggregazioni monoassiali e biassiali.

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Figura. Applicazione della tipologia ottagonale in aggregazioni monoassiali e biassiali. Legenda: 1 Elementi di raccordo intermodulare; 2 Elementi di raccordo alle sponde dell'alveo; 3 Cantonali; 4 Mezzicantonali. [Disegno G. Oddo - Elaborazione digitale]

Avvertenza. Circa la resa cromatica dei disegni del Repertorio, va precisato che essa è servita, fondamentalmente, all'annotazione di due aspetti delle opere: la gamma tipologica dei colori [il genere del colore, il timbro] e la persistenza o variabilità dell'assegnazione di un colore a una determinata posizione della mappa compositiva del modulo. Su quest'ultimo aspetto - assegnazione di un colore a una determinata posizione della mappa figurativa - vertono le illustrazioni fotografiche che seguono. Da esse si evince come il comportamento del mosaicista, nell'uso di determinati colori, differisca secondo la destinazione, pavimentale o parietale, dell'opera. Distingueremo, pertanto, tra repertorio pavimentale e parietale.

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Figura. In alto: due brani pavimentali del settore 30. In basso: due brani parietali [lesene] del Grande Presbiterio. [Foto G. Oddo - Luglio 2009]

Nell'esecuzione delle opere pavimentali, la gamma cromatica è ristretta a pochi colori, forniti da minerali di facile reperibilità e di adeguate caratteristiche di resistenza all'usura da abrasione. Oltre al bianco-grigio del comune e diffuso marmo di Carrara o simile, si impiega il verde serpentino, il rosso porfido e una varietà di marmo giallo-senape [quadricromatismo]. Negli interventi di restauro degli ultimi anni, allorché si è proceduto al rifacimento di brani del tessuto musivo pavimentale, operando in conformità con le moderne e, a volte, per certe forzature, grottesche tecniche di restauro, non si è trascurato di mettere, garbatamente, in evidenza, tramite la differenziazione di patina o di tono, le aree di ripristino [inserire qualche esempio fotografico]. Nella trattazione della resa cromatica, capitolo a parte costituisce il discorso su ciò che riguarda il settore 7 e, in genere, le opere della Campata di S. Luigi.

Nelle opere a parete - le lesene, soprattutto - la gamma si amplia per il contributo di timbri e tonalità non presenti nelle esecuzioni pavimentali [vedi Bottega del Sott'organo].

Sotto il profilo di ciò che abbiamo definito "persistenza dell'assegnazione di un colore a una determinata posizione della mappa compositiva del modulo", è necessario distinguere le opere pavimentali dalle altre, ossia dalle lesene e dagli inserti musivi in arredi marmorei. Nelle opere pavimentali, la persistenza riguarda l'uso del bianco e del giallo senape, che vengono, quindi, rigidamente associati ad una precisa posizione della mappa compositiva. Il verde [serpentino] e il rosso [porfido] sono, invece, usati scambievolmente, l'uno per l'altro, senza nessuna regola. Se tale casualità si limitasse alla resa di brani per i quali si può supporre la ricerca di una stilizzata imitazione di forme naturali [ad esempio, la stella a otto o a sei punte, per la somiglianza alla corolla di un fiore], potremmo interpretare, quella casualità, con l'intento di rendere un effetto di alternanza o trascolaramento naturale dei petali. Ma riguardando qualsiasi tipologia modulare, dobbiamo più sensatamente riconnetterla alla ricerca di un effetto variopinto.

La piegatura delle tracce è una circostanza che determina, inevitabilmente, il rimaneggiamento della struttura figurativa del modulo nel punto di flessione. Si vengono a determinare due categorie di situazioni: quella dei Casi di piegatura coerentemete risolubile e quella dei Casi di piegatura empiricamente risolubile. I moduli basati sulla geometria del quadrato hanno un'attitudine strutturale ad assecondare le piegature ad angolo retto [le altre possibili angolazioni di piegatura di una traccia a decorso lineare sono quelle a 90°, 135°, raramente 45°.] Tenendo conto dell'incidenza di tali problematiche, si comprende perché i punti di piegatura costituiscano l'incipit, bilaterale, della stesura del testo musivo.

 

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Figura. In alto: esempi di piegatura a gomito di moduli a base quadrata. In basso: dispositivi ad asola poligonale. L'esempio mette in luce il tipo di problemi che si determina nell'inserimento del mosaico in una struttura lineare a decorso segmentato. A sinistra, esempio di redazione ideale: i moduli, accostandosi normalmente l'un l'altro, determinano per somma la lunghezza complessiva del perimetro dell'asola [il perimetro è un risultato]; a destra, procedimento inverso [il perimetro è un dato, anziché un risultato] rappresentativo delle reali evenienze operative: immutati, ovviamente, i due punti di incipit> [posti ai vertici laterali dell'esagono], nei tratti orizzontali si recupera la cadenza dei moduli interi, agendo sulla larghezza di ciascuna unità [deformazione longitudinale]. I mezzi a disposizione del mosaicista non sono, ovviamente, i nostri. Noi, operando digitalmente, abbiamo proceduto a deformazioni elastiche della compagine modulare; il mosaicista, agendo empiricamente, modifica la larghezza degli interstizi, o ridimensiona, opportunamente e dove occorre, la grandezza delle formelle. [Disegno G. Oddo - Elaborazione digitale]

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